Anna Bolena, regina d'Inghilterra

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Anna Bolena (Blickling Hall o Hever Castle, 1501/1507 – Torre di Londra, 19 maggio 1536) è stata regina d’Inghilterra e d’Irlanda come seconda moglie del re Enrico VIII Tudor, primo marchese di Pembroke e madre della futura regina Elisabetta I, nonché causa diretta dello Scisma Anglicano.

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Biografia

Infanzia e giovinezza

Anne Boleyn (o Bullen o Boullan), italianizzata in Anna Bolena, fu una figura chiave alla corte inglese dei Tudor. A suo modo fu responsabile dei pesanti sconvolgimenti di stampo politico e religioso, che portarono il sovrano inglese Enrico VIII a distaccarsi dalla Santa Chiesa di Roma, dando vita allo Scisma Anglicano.
Definita come «la Tentatrice»1, la Bolena seppe tenere in scacco per ben dieci anni il sovrano inglese, riuscendo infine a diventare regina per appena tre anni, prima di finire processata e decapitata dallo stesso Enrico, «il più bel principe d'Europa»2.
Appartenente a una famiglia che vantava nobili origini, Anna nacque probabilmente nel castello di famiglia di Hever, in una data compresa tra il 1501 e il 1507. Per mancanza dei registri parrocchiali, non si conosce il giorno e l’anno esatto della sua nascita, anche se ancora oggi si dibatte intorno a queste due date. Lo storico britannico Ives propende per l’anno 1501, mentre la studiosa statunitense Warnicke opta per l’anno 1507: la scelta di questi due anni è incentrata su una lettera scritta da Anna nel 1514 dal Belgio (dove si stava istruendo) a suo padre in Inghilterra. Sull’analisi della grafia e dello stile Ives sostiene che Anna nel 1514 doveva avere circa tredici anni, mentre secondo la Warnicke doveva essere più giovane, stando a degli errori grammaticali e ortografici contenuti nella lettera. Si è soliti optare però più per l’anno 1501 che per l’anno 1507 come data di nascita, tenendo conto di altre testimonianze sulla sua vita alla corte inglese.
Trascorse l’infanzia presso il castello di famiglia, insieme alla sorella Maria e al fratello George; inoltre, aveva altri due fratelli (Henry e Thomas), che non superarono però l’età infantile.
Il padre di Anna, Thomas Bolena, era un eccellente diplomatico, intelligente e grande conoscitore delle lingue e, grazie alle sue conoscenze, nel 1513 riuscì a far diventare sua figlia damigella d’onore presso la reggente dei Paesi Bassi Margherita d’Asburgo, figlia di Massimiliano I. Successivamente, dopo il matrimonio tra Maria Tudor (sorella di re Enrico VIII) e Luigi XII di Francia, il padre inviò Anna alla corte francese, dove diventò prima damigella d’onore della stessa Maria Tudor e, in seguito, della quindicenne Claudia di Francia, regina consorte del re Francesco I. Grazie a questi incarichi la Bolena ebbe modo di ricevere un’impeccabile educazione, di imparare il francese, di sviluppare svariati interessi, come quello per l’arte, la musica, la poesia, la letteratura e la filosofia religiosa, e di istruirsi sulla danza, sul galateo e sui precetti dell’amore cortese, tutte doti che le sarebbero state utili alla corte inglese di Enrico VIII.
Nel 1522, Anna venne richiamata in Inghilterra per contrarre matrimonio con un vecchio cugino irlandese, in modo da appianare una disputa familiare, ma l’unione non venne celebrata.
Pochi anni prima, anche la sorella Maria, che era stata inviata con Anna in Francia, era rientrata in Inghilterra, portando con sé la reputazione di amante del re francese Francesco I. Maria sposò il cortigiano William Carey e, poco tempo dopo, divenne l’amante del re Enrico VIII: nello stesso periodo in cui rimase l’amante del re, Maria ebbe due figli, Catherine e Henry, probabilmente figli dello stesso sovrano.
Ancora oggi vi sono dubbi sulla paternità dei figli di Maria Bolena, che assunsero ovviamente il cognome Carey, poiché molti studiosi ritengono il re padre, se non di entrambi, almeno di Henry. Tuttavia, il re non riconobbe mai come suoi i due bambini, a differenza di un altro bambino, Henry Fitzroy, nato da una sua amante, che venne ufficialmente riconosciuto come figlio del re.
A differenza di Maria, Anna rientrò in Inghilterra con la reputazione intatta, pronta a debuttare alla corte inglese, dove si ritrovò a ricoprire il ruolo di dama di compagnia della regina spagnola Caterina d’Aragona, consorte del re Enrico VIII.

Il debutto a corte, l’amore con il re Enrico VIII e la rottura con la Chiesa di Roma

«Di sicuro la Bolena è una ragazza fuori dalla norma, per non dire unica, fisicamente e intellettualmente. In un periodo in cui una vera bellezza è bionda, chiara di carnagione e con occhi
azzurri, lei, così scura di sguardo, capelli, persino di pelle, sconcerta, impressiona e si fa notare. Persino il timbro della sua voce è particolare, e anche la risata, alta, sfrontata, insolente. Inoltre ha molto talento per le lingue, è colta, ha una personalità affascinante e modi eleganti per la rozza Inghilterra, affinati presso due delle corti più raffinate di quegli anni.»3.
Dopo aver completato la sua istruzione, Anna debuttò ufficialmente alla corte inglese nel marzo 1522, prendendo parte ad un “masque” (una specie di rappresentazione teatrale in cui ogni partecipante rivestiva un ruolo) con danze e canti. Con il suo aspetto così diverso da quello delle altre dame inglesi, vestita con un abito di raso bianco ricamato con fili d’oro e interprete della parte della “Perseveranza”, la Bolena attirò su di sé gli sguardi di tutti, venendo considerata una vera bellezza, graziosa ed elegante.
Tra i suoi ammiratori spiccò il giovane Henry Percy, VI conte di Northumberland, con cui Anna intrecciò una relazione e con cui si fidanzò segretamente nel 1523. Tale relazione venne però osteggiata dal padre di Percy, che considerava Anna di grado sociale inferiore rispetto a quello detenuto da suo figlio: nel 1524, il cardinale Wolsey, di cui il giovane Percy era pupillo, impedì le nozze tra i due giovani.
Allontanata dalla corte inglese per separarla da Percy, la Bolena venne inviata al castello di famiglia, mentre Percy fu fatto sposare con una giovane nobildonna. Solo dopo tali nozze, Anna venne richiamata a corte, sempre come dama di compagnia della regina Caterina, ruolo cui si dedicò completamente.
Nella primavera del 1526, il re Enrico VIII si innamorò di Anna, per la sua bellezza fuori dal comune che univa «carica magnetica e fascino»4, e iniziò a corteggiarla insistentemente, premendo affinché ella diventasse sua amante, anche ufficiale. Anna però rifiutò ogni tentativo di seduzione, non volendo finire come sua sorella Maria, prima usata dal re e poi scartata. Inoltre, la Bolena dovette intuire in quell’interesse profondo che il re nutriva per lei un’opportunità ambiziosa, capace di poterla portare fino ai vertici del potere. Così, iniziò uno spietato gioco di ritrosia e seduzione, spingendo il re verso l’unica scelta possibile se davvero egli intendeva averla: il divorzio dalla sua prima moglie, Caterina, e il successivo matrimonio con la Bolena, che sarebbe diventata sua moglie ufficiale e nuova regina d’Inghilterra.
Il progetto di Anna, spinta anche dalla sua famiglia, era fin troppo ambizioso ma pienamente realizzabile: il re era da anni scontento di sua moglie, incapace di generare un erede maschio (gli aveva dato solo una figlia femmina, la futura regina Maria la Sanguinaria, oltre a vari aborti) e ormai troppo anziana, e desiderava ardentemente poter avere una discendenza maschile. Inoltre, era tormentato dal fatto che Caterina fosse stata precedentemente sposata a suo fratello maggiore Arturo, morto dopo quattro mesi, un periodo di tempo sufficientemente lungo per consumare il matrimonio, nonostante la regina, al momento del matrimonio con Enrico, avesse giurato di essere rimasta vergine per i problemi di salute del principe.
Se il matrimonio tra re Enrico e la vedova del fratello era stato possibile grazie a una dispensa papale, adesso il sovrano si appellava ad un passo biblico del Levitico, che impedisce di contrarre matrimonio con la vedova del fratello, pena la maledizione di entrambi, oltre che ai suoi dubbi sulla presunta verginità della regina Caterina al momento del matrimonio.
Scopo del sovrano era quello di invalidare le sue prime nozze, in modo da poter sposare la Bolena e ottenere un figlio maschio, nonostante la regina Caterina rifiutasse le accuse e si proclamasse moglie e regina valida a tutti gli effetti.
“The Great Matter” o la «gran questione»»5 sull’annullamento delle prime nozze del sovrano fu affidata al cardinale Wolsey, che avrebbe dovuto trattare con Roma e il Papa per risolvere il problema. Il processo si tenne prima a Londra, dove Caterina si batté fieramente per non essere spodestata come moglie e regina ufficiale, e poi si spostò a Roma, mentre invece Anna Bolena acquisiva sempre più potere ed influenza sul sovrano inglese.
Poco tempo dopo, Wolsey venne accusato di tradimento e destituito dal suo ruolo, mentre Caterina venne bandita dalla corte ed esiliata: Anna occupò i suoi appartamenti e ormai tutta la corte vociferava che sarebbe presto diventata regina e madre del futuro successore di Enrico VIII.
Esasperato dalle lunghe ed infruttuose trattative con la Chiesa di Roma, sempre più infatuato di Anna e deciso ad avere un erede maschio, ormai certo dell’invalidità del suo matrimonio con la spagnola Caterina, nel 1532, con la Sottomissione del Clero, re Enrico VIII si decise a proclamare la sua supremazia come sovrano su quella della Chiesa e del papa, iniziando a preparare il terreno per il futuro scisma.
Finalmente, dopo anni di attese, Anna Bolena era sempre più vicina al trono d’Inghilterra.

Le nozze con il sovrano Enrico VIII, l’ascesa come regina e l’Atto di Supremazia

Se ancora doveva diventare moglie ufficiale a tutti gli effetti, Anna era però di fatto moglie del sovrano, il quale decise di concederle dei titoli adeguati al suo futuro come regina. Così, il 1° settembre 1532, Anna ricevette il titolo di “marchese di Pembroke”: marchese e non marchesa, a sottolineare come il titolo fosse stato concesso per proprio diritto.
Nell’ottobre dello stesso anno, il re ed Anna si recarono a Calais per incontrare il re francese Francesco I ed ottenere la sua approvazione per le nozze. Subito dopo essere tornati in Inghilterra, i due si sposarono con una cerimonia segreta ed Anna si sentì finalmente sicura del suo ruolo, così sicura da decidere di concedersi finalmente al sovrano: la prima settimana di dicembre del 1532 si scoprì incinta, attendendo fiduciosa la nascita di un maschio. Venuto a conoscenza della gravidanza di Anna, Enrico VIII, sapendo che le nozze segrete non erano legalmente valide, decise di varare una nuova legge che gli avrebbe permesso un matrimonio legale secondo le leggi della nuova Chiesa inglese.
Il 25 gennaio 1533 Anna sposò il sovrano in una seconda cerimonia, tenuta anch’essa segreta fino ad aprile, poco prima dell’incoronazione della Bolena come regina d’Inghilterra. A maggio, l’arcivescovo di Canterbury Cranmer concluse di sua iniziativa il processo contro Caterina d’Aragona, dichiarando nullo il primo matrimonio del re e riconoscendo pienamente valide le nozze di Enrico VIII Tudor e Anna Bolena.
Con l’annullamento del primo matrimonio, il titolo di regina passava di diritto ad Anna: il 1° giugno 1533, al sesto mese di gravidanza, Anna venne incoronata regina nell’Abbazia di Westminster, nonostante il popolo inglese la osteggiasse, preferendo di gran lunga la pia Caterina d’Aragona, ritenuta ancora la vera ed unica regina ufficiale.
La Bolena era odiata dagli inglesi per aver umiliato e scacciato l’amata regina Caterina e per aver spinto il re a separarsi dalla Chiesa di Roma: per questo, venne ritenuta una strega, capace di esercitare influenze negative sul sovrano. Tale diceria era avvalorata anche dai pettegolezzi secondo cui «Anna era afflitta da sconcertanti deformazioni che la obbligavano a nascondere la testa e le mani quando qualcuno la guardava da vicino. Sul collo si notava un grosso neo, una macchia troppo evidente per poterla nascondere nei folti capelli neri. Su una mano era cominciato a crescere un sesto dito con una doppia unghia e un rigonfiamento eccessivo di carne»»6: tutti segni che indicavano commistioni demoniache e maligne, con il ricorso ad atti di magia e stregoneria.
Contemporaneamente, Papa Clemente VII invalidò la sentenza di annullamento del primo matrimonio del re emanata da Cranmer, emettendo anche una provvisoria scomunica contro il re e contro lo stesso Cranmer e dichiarando valide le nozze tra Enrico VIII e Caterina. Per tutta risposta, il sovrano, nel 1534, emanò l’Atto di Supremazia, con cui Enrico si riconosceva capo supremo della Chiesa inglese, rompeva i suoi contatti con la Chiesa di Roma e assumeva pieni poteri spirituali, oltre a quelli temporali già detenuti: si verificava quindi lo Scisma Anglicano, la profonda spaccatura tra l’Inghilterra e il Papa.

La nascita di Elisabetta e il problema dell’erede maschio

Prima c’erano state le predizioni, poi le conferme mediche: Anna avrebbe sicuramente partorito un figlio maschio, su questo erano tutti certi, primo fra tutti il re. Iniziarono così i preparativi per festeggiare a dovere il futuro principe, che avrebbe avuto il nome di Enrico o Edoardo.
La nuova regina si ritirò al Palazzo di Greenwich, per trascorrere serena gli ultimi mesi di gravidanza: proprio lì, il 7 settembre 1533, diede alla luce non un maschio, ma una femmina: la futura regina Elisabetta I.
La nascita di una figlia deluse molto il re, soprattutto dopo le predizioni di astrologi e medici sul sesso del bambino e dopo le continue rassicurazioni della stessa Anna: velocemente, dovettero essere ridimensionati i festeggiamenti e il sovrano, dopo un momentaneo atteggiamento ostile, dovette tranquillizzare la regina, dispiaciuta e soprattutto impaurita che la primogenita Maria, figlia di Enrico e Caterina, potesse togliere il titolo di principessa alla nuova nata. Il re decise così di separare le bambine e di spedire Elisabetta a Hatfield House, dove trascorse l’infanzia.
Nonostante la delusione e lo scontento per la nascita di una femmina, Enrico e Anna credevano di poter avere altri figli, tra cui l’erede maschio, ma questo finì per diventare una vera e propria ossessione, come già era accaduto ai tempi del primo matrimonio del re.
Il rapporto tra Enrico e la Bolena, inoltre, non era più come ai tempi del corteggiamento e del fidanzamento: frequenti erano i periodi di tensione e di accesi litigi, dovuti alle infedeltà del sovrano, che non erano tollerate da Anna, di natura irascibile e collerica; d’altro canto, il re non ammetteva le sfuriate della regina rivolte contro di lui, redarguendola a seguire l’esempio di chi già l’aveva preceduta nel suo ruolo. A ciò, si univa la disperata ricerca di un figlio maschio, l’unico motivo che avrebbe assicurato ad entrambi pace e stabilità per la loro unione.
Purtroppo, la seconda gravidanza di Anna si risolse con un aborto spontaneo nell’estate del 1534. Il re iniziò a preoccuparsi e a dare credito ai pettegolezzi sulla regina, incapace anche lei di donargli un erede maschio, ma presto i due sovrani si riconciliarono e Anna si scoprì ancora una volta incinta nell’ottobre del 1535.
Nel gennaio 1536, Caterina d’Aragona, da tempo malata, morì. Il giorno dei funerali della vecchia regina, il 29 gennaio 1536, Anna ebbe l’ultimo aborto spontaneo, che la portò a partorire un feto morto con delle sembianze maschili.
Tra le ipotesi sulle cause dell’ennesima gravidanza andata male vi sono lo spavento che colpì Anna pochi giorni prima, quando il re cadde da cavallo e rimase incosciente per qualche ora, oppure quando, entrando in una stanza, vide il sovrano con sulle ginocchia una delle sue dame, Jane Seymour.
L’ultimo aborto, per di più di un maschio, deteriorò completamente il rapporto tra Anna ed Enrico, convinto ormai dell’incapacità di Anna di procreare un erede, tanto da pronunciare che «non avrebbe avuto altri figli da lei»»7. Inoltre, il re iniziò a considerare il suo matrimonio come frutto di un sortilegio e, di conseguenza, maledetto da Dio, avvalorando le tesi di stregoneria che circolavano sulla sua seconda moglie.
Così, il sovrano iniziò a corteggiare, nel marzo del 1536, la dama di corte Jane Seymour, che sarebbe poi diventata la sua terza moglie. Enrico la ricoprì di piccoli doni e fece alcune concessioni alla famiglia, allo stesso modo in cui anni prima aveva fatto con la Bolena: Anna iniziò quindi a sospettare che ben presto sarebbe stata ripudiata come Caterina d’Aragona. Non sapeva ancora che il re aveva in serbo per lei una fine ancora più tragica e cruenta.

L’arresto, il processo e l’esecuzione

Il carattere impetuoso ed irascibile di Anna, la sua incapacità di procreare un erede maschio e l’ostilità nei suoi confronti malcelata da molte persone della corte e soprattutto del popolo, indussero il re a considerare la regina come un personaggio scomodo di cui liberarsi. Era ormai passato il tempo dell’infatuazione e del desiderio e ad Enrico non rimanevano che speranze disilluse e una moglie troppo ingombrante da cui separarsi.
Nell’aprile del 1536 Anna venne indagata per alto tradimento e il 2 maggio venne arrestata e condotta nella Torre di Londra. Subito dopo, con l’accusa di essere stati gli amanti della regina, vennero arrestati suo fratello George Bolena, il musicista Mark Smeaton, il poeta Thomas Wyatt, il cortigiano Henry Norris, il gentiluomo Francis Weston e altri due cortigiani, William Brereton e Richard Page.
L’unico a confessare di aver avuto una relazione con la regina fu Smeaton, forse sotto tortura o dietro la promessa di libertà, mentre tutti gli altri accusati negarono fortemente le accuse, soprattutto George, accusato del grave peccato di incesto con la sorella. Nonostante non ci fossero particolari prove o testimonianze, vennero riconosciuti colpevoli e condannati a morte George Bolena, Mark Smeaton, Henry Norris, Francis Weston e William Brereton. Il 17 maggio tutti gli accusati vennero giustiziati nella Tower Hill, il luogo della Torre di Londra dove avvenivano le esecuzioni, e nello stesso giorno l’arcivescovo Cranmer dichiarò nullo il matrimonio tra Anna e il sovrano e illegittima la loro figlia Elisabetta.
Il 15 maggio, intanto, era iniziato il processo contro la Bolena: dinanzi a una giuria di Pari (che comprendeva anche il suo antico fidanzato, Henry Percy, e un suo zio materno, il duca di Norfolk), Anna venne processata per adulterio, incesto, stregoneria e alto tradimento per aver ingannato e tradito il re, irretendolo con le sue arti demoniache e tramando con i suoi amanti di farlo uccidere.
Anna negò con fermezza ogni accusa e si difese strenuamente, ma invano: il re aveva deciso di sbarazzarsi di lei e così, come suo fratello George e gli altri accusati, anche la Bolena fu dichiarata colpevole e condannata a morte.
Sorvegliata da quattro dame, che avevano il compito di riferire ogni sua parola, Anna trascorse gli ultimi giorni di vita rinchiusa nella Torre di Londra, alternando crisi nervose a stati di profonda quiete e passando dal riso al pianto repentinamente. Le lettere del carceriere Kingston al primo ministro Cromwell tratteggiano le contraddizioni nel comportamento dell’ormai condannata a morte, che oscillava tra la speranza di aver salva la vita ed essere chiusa in convento e la certezza della morte imminente, accolta sovente come liberazione da tutte le sue angosce e patimenti.
Secondo l’Atto di Tradimento (emesso durante il regno di Edoardo III), i reati di cui era accusata la Bolena prevedevano come pena di morte il rogo, ma il re, in segno di clemenza verso quella che era stata sua moglie e regina, commutò il rogo con la decapitazione, consentendo anche l’uso non della scure, ma della spada, più adatta a una regina. Per questo, il sovrano fece arrivare dalla Francia un boia esperto e rapido per eseguire la condanna: come riporta ancora una volta una lettera del carceriere Kingston, Anna commentò tale decisione del sovrano asserendo: «Ho sentito dire che il boia è molto bravo, e poi il mio collo è sottile», prima di scoppiare a ridere.
Come luogo dell’esecuzione, per evitare una folla numerosa, si evitò di scegliere la Tower Hill e si preferì il cortile interno, più piccolo e facilmente controllabile.
Nella “Cronaca Spagnola” si trova in dettaglio l’evento dell’esecuzione di Anna Bolena, avvenuta il 19 maggio 1536: la regina venne accompagnata al patibolo dalle sue dame, vestita con una sottoveste cremisi su cui indossava una veste di damasco verde scuro con pelliccia e un mantello di ermellino, mentre un copricapo nascondeva la cuffia in cui erano avvolti i capelli. Col volto sereno, forse pronta a terminare tutte le sue sofferenze, fece un breve discorso alla folla, spendendo buone parole per il sovrano e chiedendo di pregare per la sua anima.
Al momento dell’esecuzione, si inginocchiò e iniziò a ripetere la preghiera «Rimetto a Dio l'anima mia»8, mentre le sue dame le toglievano il copricapo e le collane per lasciare libero il collo. «L’ultima cosa che vide fu il cielo soleggiato sopra i tetti della Torre»»9, poi le vennero coperti gli occhi e, con un sol colpo, tutto finì: le stesse dame si occuparono del corpo, che venne poi ricomposto e sepolto in una tomba anonima nella cappella reale della Torre di Londra, accanto al fratello George. Soltanto undici giorni dopo, il 30 maggio 1536, il sovrano si sarebbe sposato con Jane Seymour.
Anna Bolena, colei che era stata moglie del re Enrico VIII, regina d’Inghilterra per tre anni e portatrice del motto «La più felice», si congedava così dal mondo, lasciando come eredità sua figlia Elisabetta, che sarebbe diventata la più grande sovrana della storia inglese.

Bibliografia

  • Alison Weir, Anna Bolena. L’ossessione del re, Neri Pozza Editore, Vicenza, 2019.
  • Alison Weir, Henry VIII: The King and his Court, Ballantine Books, New York, 2001.
  • Andrea Antonioli, Il secolo d’oro del Rinascimento, Newton Compton Editori, Roma, 2017.
  • Anonimo, The Chronicle of King Henry VIII of England, traduzione di Martin A. Sharp Hume, George Bell and Sons, Londra, 1889.
  • Antonia Fraser, Le sei mogli di Enrico VIII, Mondadori, Milano, 1992.
  • Carolly Erickson, Anna Bolena, Mondadori, Milano, 1990.
  • Carolly Erickson, Il grande Enrico. Vita di Enrico VIII, re d’Inghilterra, Mondadori, Milano, 2002.
  • Eric Ives, The Life and Death of Anne Boleyn, Blackwell Publishing Ltd, Oxfors, 2004.
  • Hilary Mantel, Anna Bolena. Una questione di famiglia, Fazi Editore, Roma, 2013.
  • Margaret George, Il re e il suo giullare. L’autobiografia di Enrico VIII annotata dal buffone di corte Will Somers, Longanesi, Milano, 1991.
  • Marina Minelli, Le regine e le principesse più malvagie della storia, Newton Compton Editori, Roma, 2013.
  • Philippa Gregory, L’altra donna del re, Sperling & Kupfer Editori, Milano, 2005.
  • Retha M. Warnicke, The Fall of Anne Boleyn: A Reassessment, Arizona State University, Arizona, 1985.
  • Retha M. Warnicke, The Rise and Fall of Anne Boleyn: Family politics at the court of Henry VIII, Cambridge University Press, Cambridge, 1989.

Nota bene

Questa voce fa parte della sezione "Dominae fortunae suae". La forza trasformatrice dell’ingegno femminile, che approfondisce il contributo offerto dalle donne alla nascita e allo sviluppo dei diversi campi del sapere.

Article written by Martina Tufano | Ereticopedia.org © 2019

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]

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