Muzzarelli, Alfonso

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

Alfonso Muzzarelli (1749-1813) è stato un gesuita, teologo ed apologeta cattolico.

Biografia

Alfonso Muzzarelli nacque a Ferrara il 22 agosto 1749, figlio del Conte Francesco e della Contessa Isabella Moro.
Fu inviato insieme ai suoi quattro fratelli a studiare presso il collegio gesuitico Cicognini di Prato, dove si mise in luce per le sue capacità letterarie, oratorie e soprattutto per la grande perspicacia e capacità di apprendimento in ambito filosofico.
Decise di entrare nell’ordine gesuita appena ventenne, a Bologna il 20 ottobre 1768, nella Provincia di Venezia. Dopo il biennio di noviziato ed il completamento degli studi letterari, venne mandato ad insegnare grammatica nel collegio di Imola nel 1771 e l’anno successivo grammatica superiore al collegio di S. Lucia. Dopo tale esperienza si ritirò a Reggio dove si occupò dello studio della teologia e lì si trovava quando la Compagnia di Gesù venne soppressa. Egli rimase a Reggio per altri due anni, al fine di completare i suoi studi teologici, cui aggiunse un sempre più grande bagaglio conoscitivo e della Sacra Scrittura e della patristica. Insegnò nel collegio di Monza, fu ordinato sacerdote nel 1775 e celebrò la sua prima messa a Modena, ritornando poi a Ferrara, sua città natale, dove rimase fino al 1801. Le sue capacità e il suo impegno pastorale furono apprezzate moltissimo dal Cardinal Mattei, il quale gli attribuì un canonicato nel 1787. Muzzarelli utilizzò la fonte di reddito a questo associato soprattutto a favore dei giovani e degli emarginati. Oltre alla pastorale ed alla caritativa si occupò della direzione spirituale della Confraternita studentesca di San Crispino, tentando in tutti i modi di favorire il mantenimento e la diffusione della spiritualità e delle devozioni gesuite, in Ferrara, una città dove il giansenismo era ben radicato. Oltre alla devozione al Sacro Cuore favorì il culto mariano, cui egli era molto legato. È importante evidenziare a tal proposito che in questo periodo vennero pubblicate le sue opere devozionali più importanti, ossia Il Mese di Maria (1785) e Istruzione pratica alla divozione al S. Cuore di Gesù (1786). In generale la ricca produzione intellettuale di questo periodo è profondamente fondata sull’umanesimo cristiano degli Esercizi Spirituali. Anche la sua principale opera apologetica Il Buon uso della Logica in materia di Religione è di questi anni (1785), a ulteriore dimostrazione di come attività intellettuale, educativa e devozionale costituissero in Muzzarelli un unico progetto in contrapposizione critica alla cultura illuminista che a quel tempo si andava sempre più diffondendo nella società italiana e soprattutto fra i giovani, situazione che creava grande apprensione nella gerarchia ecclesiastica. Nell’ultimo decennio del XVIII secolo gli effetti della Rivoluzione francese si fecero sentire non soltanto nel paese transalpino ma anche nel resto d’Europa e quindi in Italia. Le truppe rivoluzionarie penetrarono nella penisola trasportando le loro idee; il Muzzarelli, vedendo in esse un pericolo per la fede, rinnovò i suoi sforzi intellettuali ed assunse una forte posizione critica con le sue opere Lettera a Sofia intorno alla setta dominante nel nostro tempo (1790) e successivamente con le Operette inedite scritte nel periodo dell’italica persecuzione (1800). Predicò nel duomo di Ferrara, sia durante le missioni che si tennero nella città nell’autunno del 1795, sia nella quaresima del 1798, dove sostituì nella predicazione il cardinal Mattei, a quel tempo in esilio. Essendosi eccessivamente esposto contro gli ideali rivoluzionari e contro i fautori del giansenismo, egli fu costretto ad accettare l’invito del marchese Onofrio Bevilacqua, Rettore del Collegio di Parma, che lo volle come direttore spirituale. In verità Muzzarelli inizialmente tergiversò, non volendosi allontanare dall’importante attività che stava svolgendo a Ferrara presso la Confraternita di san Crispino; inoltre era restio ad abbandonare la sua città natale, dove era ben inserito e dove risiedevano molti suoi amici ed ex confratelli. Ferrara aveva, infatti, visto giungere dal Portogallo, fin dal 1760, i primi gesuiti esuli, cui si aggiunsero, tra 1767 e 1768, altri suoi confratelli provenienti dai domini borbonici (Spagna e colonie spagnole, Regno delle due Sicilie, Parma e Piacenza). Il definitivo mutarsi della situazione politica e lo stabilizzarsi del potere giacobino in Italia, fecero sì che egli decidesse segretamente di partire, nel 1801. Rimase a Parma fino al luglio del 1803, quando fu chiamato da Papa Pio VII a svolgere il ruolo di Teologo della Sacra Penitenzieria. Non accettò immediatamente questo incarico, per osservare se un suo ex confratello ferrarese, il canonico Medici, cui era stata proposta la medesima carica, avesse intenzione di accettare; però quest’ultimo rifiutò la proposta e Muzzarelli, sottoposto ad una forte pressione da parte del Cardinal Antonelli, il quale lo apprezzava come valente studioso ed apologeta per le sue posizioni fortemente filoromane, accettò la nomina. A Roma egli non svolse soltanto attività curiale ma operò nell’Oratorio del Caravita, predicando e impartendo la catechesi. Fu anche Direttore spirituale, prediligendo i giovani. Fu così attivo ed assiduo nella sua attività pastorale e caritativa che venne soprannominato “il santerello”: ancora una volta si deve quindi evidenziare come in Roma, la formazione gesuita venga utilizzata per concretizzare un’attività di predicazione e di catechesi, soprattutto nei confronti dei giovani, al fine di formarli e prepararli a saper distinguere gli elementi di una vera e propria religiosità cristiana dalle idee della cultura deista ed anticristiana del tempo. Ristabiliti nel 1804 i gesuiti a Napoli, Muzzarelli fece richiesta di poter tornare al proprio ordine, ma il papa si oppose a tale decisione non volendo perdere un valente teologo oltre che un uomo di così vasta cultura in un momento così difficile per la Chiesa. In ricompensa alla sua obbedienza, il pontefice Pio VII gli affidò, come postulatore, la causa del beato Francesco de Geronimo. Da tale esperienza nacque anche un’opera intitolata Raccolta di avvenimenti singolari e documenti autentici spettanti alla vita del B. Francesco di Geronimo sacerdote professo della Compagnia di Gesù estratta dai processi (1806). Tale attività di postulatore è interessante perché da una parte gli permette, attraverso la descrizione della santità di Francesco di Geronimo, di affermare la ricchezza spirituale della Compagnia di Gesù e dall’altra gli permette di esaltare la grande varietà di attività che essa svolgeva nel seno della Chiesa. Non si può poi tacere come il culto di questo gesuita fosse diffuso soprattutto in area tedesca tanto che la causa di beatificazione venne avviata per le pressanti richieste di Maria l’Elettrice di Sassonia, poi Regina di Polona, dell’arcivescovo di Vienna, il cardinale Colonitz e da due arcivescovi elettori, quello di Magonza Lotario Francesco Schoemborn e quello di Colonia Clemente Augusto di Baviera. La diffusione geografica di tale culto permette a Muzzarelli di polemizzare con il mondo anticurialista, episcopalista e febroniano tedesco, dando ulteriore dimostrazione delle sue posizioni ultramontane, filocuriali e filopapali: non a caso l’opera è dedicata al cardinal Bartolomeo Pacca, legato pontificio a Colonia nei difficili momenti del Congresso di Ems (1786), dove si distinse per la strenua difesa degli interessi papali contro le richieste di parte della gerarchia germanica. Centrale è l’attività di Muzzarelli all’interno dell’Accademia di Religione Cattolica. Lì egli, in qualità di censore, lesse le seguenti Memorie: Si dimostra la Divinità della Religione cristiana dai progressi del Cristianesimo in mezzo a tutti gli ostacoli (1804), Alla sola Chiesa Romana conviene il carattere di santità (1805), La religione nulla oppone di solido contro la possibilità dell’esistenza de’ puri spiriti supposta dalla storia Mosaica (1806). Nel 1807 intervenne nell’attività dell’Accademia con lo scritto Per ismentire il prodigio del sovvertimento delle Pentapoli invano ricorre la critica irreligiosa alle satire, e a naturali spiegazioni. Nel 1808 lesse Punto non deroga alla Providenza e Giustizia di Dio l’aver eletto privatamente, come suo popolo, così piccola nazione come l’Ebrea. Infine nel 1809: I difetti in cui possono esser caduti i personaggi prescelti da Dio, Duci e Re del suo popolo, obietto d’inventive, scherni e sarcasmi per la parte dei libertini, nulla detraggono alla veracità della Scrittura, e alla santità di Dio. La maggior parte di queste memorie confluì poi nella sua opera Il Buon uso della Logica in materia di Religione.
Intanto la situazione di Roma e dello Stato Pontificio si fece politicamente sempre più complessa: dopo la firma del Concordato (Parigi, 15 luglio 1801), si ebbero, tra il papato e Napoleone, una serie di forti contrasti per il mancato rispetto da parte di quest’ultimo degli accordi. Il 2 febbraio 1808 Roma venne nuovamente occupata da parte delle truppe transalpine e successivamente annessa con il Lazio e l’Umbria all’Impero; la notte dell’11 maggio 1809 Pio VII emanò una bolla di scomunica per gli invasori.
I comandanti francesi temettero un’insurrezione popolare; la notte del 5 luglio 1809 il papa venne arrestato ed esiliato sotto strettissimo controllo francese. Anche Muzzarelli, così come altri prelati e uomini di Curia, subì il medesimo destino: il 31 agosto del 1809 venne arrestato, fu posto sotto strettissima sorveglianza, gli fu impedito di scrivere e tutte le sue carte furono poste sotto sequestro e gli fu messo di guardia un gendarme che entrava nella sua stanza due volte al giorno; il gendarme lo prese a ben volere, gli permise di celebrare la messa tutti i giorni e lo informò successivamente della ragione del suo arresto: il voto negativo che la Sacra Penitenzieria aveva dato circa il giuramento che Napoleone pretendeva dagli impiegati pubblici e dai sudditi dello Stato pontificio. Il 4 settembre, verso mezzanotte gli venne intimato da un rappresentante delle autorità francesi di prepararsi a partire. Venne portato a Civitavecchia, dove rimase nel forte della città fino al gennaio 1810, quando dalla Francia giunse l’ordine di condurlo a Reims. Giunse a Lione il 2 febbraio, mentre il 17 giunse a Reims. Successivamente, su ordine del Ministro dei culti, venne condotto a Parigi (10 maggio 1810). A Parigi si stabilì presso la Congregazione di Nostra Signora della Carità e del Rifugio, le cui religiose erano conosciute nella capitale con il nome di Dame di San Michele. Si stabilì presso di esse per quattro ragioni fondamentali: in primo luogo le Dame risiedevano nell’ ex-convento della Visitazione in Rue San Jacques 14, un quartiere elegante con ampi viali per le passeggiate, che lui molto apprezzò. In secondo luogo il monastero aveva annessa una chiesa in cui lui poteva celebrare la messa ogni giorno. In terzo luogo le monache gli offrirono vitto e alloggio a un modico prezzo (a Muzzarelli era stata concessa inizialmente una rendita di 600 franchi poi ridotti a 330 ed infine a 200). Inoltre, notando come le Dame portassero un medaglione con su raffigurato il Sacro Cuore, devozione da lui molto praticata, vide in esso un segno della Provvidenza. Il periodo francese non fu una fase d’inattività. Egli, infatti, così come aveva fatto in Italia, anche in esilio si dedicò alla pubblicazione di nuovi libelli di polemica, o alla traduzione dall’italiano di quelli già elaborati.
Si stava avvicinando la fine della sua esistenza: il pomeriggio del 17 maggio del 1813, tornato da una passeggiata, accusò dolore alle ossa ed un po’ di febbre. Il 23 maggio dopo una visita gli fu diagnosticata la polmonea, ricevette il Viatico e morì verso le sette del mattino del 25 dello stesso mese. Il primo luglio 1813, le sue esequie furono celebrate solennemente nella Chiesa del Gesù a Roma dove il Canonico Finetti lesse il suo Elogio successivamente pubblicato. Il 15 una solenne celebrazione funebre venne officiata nell’Oratorio di San Crispino, dove Muzzarelli tanto aveva operato pastoralmente.

Il Buon uso della Logica in Materia di Religione

L’opera di Muzzarelli è composta da trentasette opuscoli (Firenze, 1821-1823), trattanti le tematiche più varie, che ritrovano la loro unità nel carattere apologetico di uno scritto diretto agli increduli, ai libertini ed ai “falsi” cattolici, cioè a quelle categorie di individui che, sviati dalla cultura del tempo, ne sono diventati propugnatori. Secondo Muzzarelli è particolarmente pericoloso che la cultura dei Lumi venga apprezzata dai giovani, poiché essa, i cui pilastri sono anticristiani ed anticattolici, viene ad essere associata alla formazione catechetica e questa commistione genera un miscuglio culturale estremamente negativo, poiché inquina e avvelena il giusto insegnamento cristiano ponendo i germi dell’incredulità. L’attenzione, rivolta in particolar modo al mondo giovanile non è casuale, ma al contrario è pienamente conforme all’esperienza umana di questo autore, un ex gesuita che insegnò in diversi collegi dell’attuale Emilia Romagna, si occupò di pastorale giovanile a Ferrara e a Roma. Ben presto egli, come molti altri intellettuali ultramontani del tempo, comprese che occorreva agire non soltanto utilizzando gli elementi classici della censura (fortemente in crisi sia per la politica giurisdizionalista sia per la mancanza di presa dei dettami ecclesiastici in materia di lettura sulla popolazione) ma iniziando una vera e propria guerra di libri, una forte azione apologetica, al fine, secondo quanto già compiuto dagli illuministi, di creare un’opinione pubblica conscia del pensiero ecclesiastico e degli errori compiuti dalla cultura illuminista. In questo Muzzarelli si sente doppiamente meritevole: egli ritiene da una parte di difendere la Chiesa rispondendo all’appello del pontefice; dall’altra il suo scopo è di diffondere il messaggio cristiano in un’epoca nella quale molti lo svalutano ed equiparano il cristianesimo alle altre religioni. All’interno del Buon uso della Logica in materia di Religione si possono individuare alcuni elementi fondanti e meritevoli di essere indagati. L’opera, come già accennato, è rivolta a tutti coloro che criticano le verità di fede cattoliche (increduli, illuministi e libertini), nonché a tutti quei cattolici che devono essere rinfrancati nella loro fede e premuniti contro gli errori contenuti negli scritti dei philosophes e dei loro sostenitori (individuati nei giansenisti e nei giurisdizionalisti). Si deve evidenziare che accanto all’intento apologetico si riscontra una forte volontà catechetica e la necessità di assolvere ad un dovere morale: il dotto cattolico deve mettere il sapere umano acquisito nei suoi studi come strumento di difesa della sua confessione religiosa. Tra le caratteristiche principali dell’opera risiede la metodologia, ben analizzata nell’opuscolo intitolato Pensieri sul metodo da osservarsi al presente negli scritti di Religione. Per Muzzarelli ogni opera, anche se a carattere apologetico, non deve mai essere eccessiva nella vis polemica. Altrettanto negativo, ad avviso di Muzzarelli, è l’eccesso di critica che fa decadere nello scetticismo, in quel pirronismo che già Muratori deprecava e confutava. Il modello di riferimento sembra essere la geometria: come in questa scienza matematica, l’analisi e lo sviluppo della conoscenza si fondano su ragionamenti che hanno alla loro base gli assiomi, concetti indimostrabili ma evidenti nella veridicità, così anche il discorso sulla religione deve essere “logico”, quindi razionale. A partire da alcune verità raggiungibili attraverso l’uso della ragione e sulle quali tutti concordano, si può costruire un discorso che conduca all’unica verità autentica, che per l’autore coincide con la verità rivelata in Cristo e negli insegnamenti della Chiesa. Ecco allora che il discorso metodologico viene presentato in otto punti: il primo sottolinea la necessità di fare sempre riferimento alla rivelazione divina contenuta nelle Sacre Scritture e nella Tradizione: senza essa qualsiasi discorso sulla religione non sarebbe nient’altro che un insieme di sofismi e di fumose elucubrazioni. Bisogna quindi distinguere tra dubbio e critica: la critica proposta dagli apologeti genera sicurezza e comprensione, al contrario nella cultura illuminista, la ragione è posta al servizio del dubbio che determina scompiglio e disordine interiore. Come terzo punto metodologico egli propone la necessità di stabilire “un ordine della verità” attraverso il quale si vuole affermare che l’argomentare deve procedere per gradi, rispettando una giusta formalità ed un ordine progressivo e distinto, in cui le prove sono singoli tasselli che generano un tutto unitario ordinato e facilmente comprensibile da parte del lettore. Si deve poi cercare un “centro di difesa”, cuore vero e proprio dell’argomentare, per comprendere le obiezioni che si possono fare al discorso, permettendo di dibattere vittoriosamente su tutte le antitesi dialettiche. Stabilito un centro di verità, l’autore dell’opera di religione è invitato dal Muzzarelli con il quinto, il sesto e il settimo punto metodologico, a ricercare la chiarezza metodologica, la semplicità argomentativa e a prediligere tra tutte le argomentazioni soltanto quelle più stringenti e calzanti. L’ottavo punto metodologico propone di evitare l’eccessiva critica, riprendendo in parte una tematica già affrontata in precedenza. Stabilita la metodologia egli compie poi una riflessione sul campo dello scontro dialettico e sul materiale da utilizzare per sostenere le proprie posizioni, cioè egli riflette sulla storia (sia quella sacra, che quella ecclesiastica) e sulle fonti. La storia è, infatti, il locus teologico in cui l’umanità incontra e dialoga con il Divino. Se nella Bibbia si vede testimoniato l’intervento di Dio in favore del popolo ebraico attraverso interventi miracolosi, nella storia ecclesiastica la riflessione di uomini illustri per ingegno e cultura, la presenza di eventi inspiegabili e miracolosi, nonché la stessa sussistenza della Chiesa e la sua diffusione, divengono dimostrazione della fondatezza del credo delle verità cristiane. Si potrebbe osservare che la costruzione teorico-metodologica di Muzzarelli appare abbastanza debole. Si può, infatti, ritenere che l’intera riflessione si fondi su assiomi scelti arbitrariamente e non da tutti accettabili e condivisibili: l’autore fa riferimento all’intervento divino e alla Rivelazione ma non fornisce una dimostrazione razionale dell’esistenza di Dio, né tanto meno controbatte in maniera puntuale alle idee della religione naturale o alla riflessione deista; fa affidamento alle auctoritates, soprattutto ai Padri della Chiesa, senza indagare a fondo altri orientamenti di pensiero. Infine si può ribattere che lo stesso utilizzo della storia ecclesiastica, come strumento di riconferma della veridicità del suo sistema di pensiero, appare come una costruzione priva di forza di convincimento nei confronti di increduli e libertini. D’altra parte occorre non dimenticare che i nemici interni, i giansenisti, potevano essere sensibili sia alla costruzione del discorso sulla base della Patristica, sia all’uso della storia ecclesiastica e dell’erudizione che doveva sottostarvi. Inoltre a questa concatenazione di critiche si può rispondere facendo riferimento in primo luogo alla volontà di Muzzarelli di evitare l’eccessiva critica: egli cerca di trovare dei punti di contatto tra la sua cultura religioso-scolastica e l’illuminismo, tentando di costruire un discorso logico-razionale, sempre seguendo i canoni della corretta critica. In secondo luogo egli vuole dimostrare la veridicità del proprio sistema di pensiero soprattutto richiamandosi alla coerenza interna del suo sistema: tutto può essere razionalmente ricostruito attraverso la Rivelazione, l’insegnamento della Chiesa, il pensiero cristiano che si è sviluppato nel corso dei secoli e la ragione. In terzo luogo, a partire dalla coerenza del sistema, egli sembra riconoscere che l’opera apologetica è uno strumento limitato: si devono scegliere alcune tematiche, si devono proporre alcune riflessioni piuttosto che altre, alcune dimostrazioni piuttosto che altre. Lo scritto dell’ex-gesuita ha un valore di per sé come effettiva opera apologetica e nel contempo è un invito a non cadere nei tranelli della filosofia illuminista, considerata come umana e contraria alla Rivelazione e quindi fallace: è un invito a una continua ricerca e ad accettare l’insegnamento e il magistero della Chiesa, che non ha altro obiettivo e fine se non quello di insegnare e diffondere il Vangelo per la salvezza delle anime. Gli opuscoli in cui tali riflessioni sono centrali sono: Istoria Ecclesiastica, Punto non deroga alla Provvidenza e giudizio di Dio l’aver eletta privatamente come suo popolo così piccola nazione qual è l’Ebrea, Della salute dei pagani, Gregorio VII e Numero e qualità dei Miracoli. La Chiesa è al centro della seconda area tematica individuata nell’opera Il Buon uso della Logica in materia di Religione. L’autore, fortemente influenzato dal pensiero della scuola “romana”, con la sua apologetica vuole piuttosto riaffermare i principi cardine della Chiesa così come stabiliti dal Concilio tridentino: essa è appellata come “una”, “santa”, (opuscolo// Santità e divinità della Chiesa cattolica dimostrata dall’eroica virtù de’ suoi Santi) “cattolica” ed “apostolica”. Nel contempo si può osservare la tendenza all’analisi di un solo aspetto dell’ecclesiologia: la gerarchia. Questa analisi ruota attorno a due polarità: da una parte vengono analizzati la figura ed il ruolo del vescovo (opuscoli //Esame sull’Origine della Giurisdizione dei vescovi nelle particolari diocesi e Degli obblighi di un Pastore nelle tribolazioni della Chiesa), dall’altra viene grandemente esaltata la figura del pontefice romano, successore di Pietro ed erede di Paolo. Il vescovo di Roma, con la plenitudo potestatis, garantisce il depositum fidei. Il papa riceve in pienezza da Cristo una duplice potestà: la potestà d’Ordine e la potestà di Giurisdizione. La prima è garantita da Cristo stesso anche ai vescovi, che invece mediano la seconda dal vescovo di Roma. Essa è dunque limitata in estensione ai fedeli di una data diocesi (Primato e Infallibilità del Papa, L’Eresia dei due Capi ritorta contro i suoi Sostenitori, Dominio Temporale del Papa). Le due polarità non sono però contrapposte: nell’unità con la sede romana i vescovi, collaboratori del pontefice, insieme al clero di second’ordine, costituiscono la Chiesa Insegnante, cioè la parte della Chiesa che ha il compito fondamentale di trasmettere la fede, guidare alla comprensione delle verità del Vangelo e controllare che i più deboli nella fede e i più semplici non cadano nell’errore ma all’opposto, seguendo i corretti insegnamenti, giungano alla salvezza (L’infelice Avvocato del piccol numero). Un aspetto interessante è la questione del primato pontificio e dell’infallibilità: essa viene più volte ripresa nelle riflessioni ecclesiologiche muzzarelliane, come strumento per riaffermare ulteriormente la visione della Chiesa di stampo fortemente controriformista, cioè di una Chiesa gerarchica e verticista. L’assenza di tematiche nuove in proposito non deve sorprendere. L’obiettivo dell’autore è di carattere apologetico: non si pone lo scopo di elaborare una riflessione teologica nuova, ma di rendere l’ecclesiologia – grande luogo delle discussioni settecentesche - più chiara, più facilmente comprensibile. Per sostenerla e diffonderla contro gli errori dell’illuminismo, appare dunque a suo avviso preferibile evitare riflessioni troppo complesse. Bisogna infine dare risposta alla terza grande questione, quella degli avversari delle posizioni curialiste. Le tre controparti teorico-politiche del pensiero curiale sono il gallicanesimo, il giurisdizionalismo e il giansenismo. La questione ecclesiologica riguarda la problematica di chi debba guidare la Chiesa locale: i curialisti affermano che i vescovi hanno una propria storia ed una specifica funzione da mettersi però in relazione al vescovo di Roma che ha una giurisdizione universale e il diritto di intervenire al di fuori della propria diocesi. Al contrario le tre correnti succitate, pur riconoscendo una primazia d’onore al romano pontefice, non accettano l’intervento del papa negli affari delle Chiese locali, la cui gestione spetta ai vescovi: molto spesso infatti essi sostengono con forza l’episcopalismo. La questione ecclesiologica sopra citata si associa ad una questione storico-politica: la relazione tra Chiesa e Stato. Mentre la Curia Romana affermava che le questioni ecclesiastiche dovevano essere gestite dal centro, queste correnti ritenevano che tali questioni fossero di competenza della Chiesa nazionale, teorizzando fra l’altro un’amplissima possibilità da parte del potere politico di intervenire negli affari ecclesiastici, anche in chiave antiromana. Questa duplice contrapposizione (ecclesiologica e storico-politica) tra i curialisti da una parte e le tre correnti dall’altra ha la sua piena esplicazione nella questione della disciplina ecclesiastica (opuscolo Disciplina Ecclesiastica) e della giurisdizione. La questione della disciplina ecclesiastica è una problematica che attraversa molti opuscoli e differenti tematiche. Il problema centrale risiede nel fatto che i cattolici sono fedeli della Chiesa e nel contempo sudditi di un sovrano. Le decisioni di carattere spirituale prese dalla Chiesa, hanno inevitabilmente un risvolto nel temporale, che, a livello teorico, dovrebbe essere di sola competenza del potere politico. Ciò genera contrasti tra Chiesa e Stato. Come risolvere questa situazione di conflittualità? Gallicani, giurisdizionalisti e giansenisti, non potevano che vedere favorevolmente l’intervento del potere temporale nelle questioni ecclesiastiche in chiave antiromana. Al contrario i curialisti, tra cui lo stesso Muzzarelli, affermano la necessità di giudicare la pertinenza di un’azione non dal mezzo che essa utilizza, ma dai fini a partire dai quali viene presa la decisione. Il principio di riferimento è semplice: un obiettivo non può essere raggiunto se non si possiedono i mezzi per poterlo attuare. Lo Stato ha piena giurisdizione nel temporale, tuttavia i suoi fini sono limitati poiché sono terreni. Al contrario la Chiesa ha come fine la salvezza delle anime e deve avere la possibilità di agire: lo Stato deve garantire questa possibilità d’azione, a ciò invitato da Dio stesso. La Chiesa opera secondo il diritto divino; lo Stato, secondo le teorie contrattualiste e giurisdizionaliste in voga al tempo, si fonda sul diritto di natura, che è comunque stabilito da Dio con la creazione. I due diritti, avendo il medesimo legislatore, non possono essere contrastanti; ne consegue che lo Stato deve garantire la maggior libertà d’azione possibile alla Chiesa. Bisogna evidenziare che in Muzzarelli particolarmente dura è la polemica con il giansenismo italiano e con Tamburini (opuscoli L’Infelice Avvocato del Piccol numero e Delle analisi delle Prescrizioni di Tertulliano). Questo movimento per l’autore è deprecabile per aver favorito la politica giurisdizionalista di Giuseppe II e di Leopoldo di Toscana e per aver favorito un indebolimento della Chiesa laddove doveva essere maggiormente forte, cioè in Italia. Ecco perché nelle singole tematiche legate alla disciplina ecclesiastica e alla giurisdizione (analizzate in particole negli opuscoli Tolleranza, Inquisizione, Scomunica e Del contratto di Matrimonio in quanto Sacramento) l’ambito di riferimento del mio discorso è quello italiano. Esse sono la chiara esemplificazione del confronto-scontro tra Chiesa e Stato su istituti che certamente toccano in profondità l’ambito ecclesiastico, e tuttavia hanno un importante risvolto nel temporale che le rende inevitabilmente di interesse per il potere politico. Come ulteriore esempio si può fare riferimento agli opuscoli muzzarelliani riguardanti la ricchezza nelle Chiese e più in generale la polemica sulla manomorta e sui beni ecclesiastici non utilizzati adeguatamente per lo sviluppo economico e l’accrescimento del benessere origine di una felicità compresa in senso immanente e non trascendente (opuscoli Claustrali, Ricchezze del Clero, Ricchezza e magnificenza delle Chiese //e //Sepolture in Chiesa. Numero degli Altari. Immagini sugli Altari. Lumi nelle Chiese. Processioni ec), dialettica polemica che originò l’intervento dello Stato (riformismo giuseppino) in un affare considerato come appartenente al campo spirituale.
Si potrebbe ribattere che Muzzarelli dialoga con la realtà del suo tempo senza comprendere la portata dei mutamenti in atto a livello sociale e politico. Negli opuscoli analizzati non vi è, infatti, una riflessione d’insieme sulla realtà storica da lui vissuta; tuttavia non si può non evidenziare che nell’ex gesuita una percezione di mutamento è presente. Nella sua concezione della storia, che è vincolata alla teologia, peraltro egli si interroga soprattutto sul male e sulle sue radici. Gli opuscoli in cui ciò appare più evidente sono Libertà morale e Delle cause dei mali presenti e del timore de’ rimedi futuri. Perché Dio, il Legislatore supremo, accetta che la Chiesa venga perseguitata dai suoi stessi figli e sembra favorire la perdita dei risultati raggiunti nel secolo XVII, considerato dall’autore come il secolo dove gli sforzi del rinnovamento cattolico hanno raggiunto i maggiori risultati? Forse si può presupporre che la Chiesa sia in errore e che questa sia una punizione voluta da Dio per riportarla sulla retta via? La risposta di Muzzarelli si articola in quattro punti: le persecuzioni non devono generare scandalo tra i fedeli perché sono state previste da Cristo stesso. La loro ragione risiede innanzitutto nel concetto di persecuzione come prova per acquisire il premio della vita eterna. Una seconda ragione della persecuzione risiede nella verità del messaggio evangelico: “una religione santa non può stare senza persecuzioni. Il demonio non può sopportare una religione che abbatte il suo dominio, che diminuisce il numero dei suoi sudditi”. La terza ragione riprende il concetto di prova associandolo a quello di chiarificazione delle posizioni dottrinali e religiose: la persecuzione permette di comprendere quali siano i veri fedeli del Vangelo, cioè coloro che, accettando gli insegnamenti di Cristo e della Chiesa, operano al fine di raggiungere il bene sommo, cioè la massima felicità, la salvezza dell’anima. Infine l’ex gesuita rielabora il concetto di prova associandolo all’allenamento: “la pace, il riposo, l’abbondanza, e sicurezza ammolliscono l’animo e lo preparano ad ogni sorte di vizj”. Pertanto le persecuzioni sono considerate uno strumento attraverso cui la fede viene provata, allenata, riconfermata ed annunciata. Il tempo presente allora non deve essere percepito in maniera solo negativa: è Dio stesso a concedere ai fedeli, nei tempi difficili, la possibilità di difendere ciò in cui essi credono, attraverso le parole, le azioni e le opere scritte. Pur nel “silenzio di Dio” che Muzzarelli evidenzia, non viene meno la necessità di impegnarsi in difesa della Chiesa e della religione: è questo il compito che l’ex-gesuita ritiene di assolvere attraverso la sua attività di scrittore.

Elenco delle opere di Alfonso Muzzarelli

Il seguente elenco delle opere di Alfonso Muzzarelli è ripreso dalla voce Muzzarelli Alphonse in Bibliothèque de la Compagnie de Jésus, Sommervogel C. S. J.(a cura di), Bruxelles-Paris, Schepens Picard, 1894, coll. 1487-1514. Si è deciso di presentare soltanto le note tipografiche, pertanto per avere maggiori informazioni si rinvia alla voce sopra citata. Caso particolare è Il Buon uso della Logica in materia di Religione: considerata l’importanza dello scritto sono state inserite tutte le indicazioni tipografiche.

  • Saggio d’italiane poesie di un ferrarese, Bologna, per Ferdinando Pisarri, 1774
  • Esame sulle ricchezze del clero, Ferrara, nella Stamperia camerale, 1776
  • Due opinioni del Sig.Carlo Bonnet l’una sui miracoli, l’altra su la risurrezione, esaminate, e confutate dal Conte Abate Alfonso Muzzarelli, Ferrara, per Francesco Pomatelli, 1781
  • L’Emilio disingannato. Dialoghi filosofici del Conte Alfonso Muzzarelli. Dedicata al S. E. il Signor Anton Giulio Marchese Brignole-Sale. Patrizio genovese. Siena, nella Stamperia di Vincenzo Pazzini, 1782
  • Storia Ecclesiastica, Ferrara 1783
  • Il mese di Maria o sia di Maggio, Ferrara, 1785
  • Il Buon uso della Logica in materia di Religione, Ferrara, per gli Eredi di Giuseppe Rinaldi, 1785 in 8°, 4 voll.(I° ed.); Fuligno, per Giovanni Tommassini, 1787 in 8°, 3 voll.(II° ed.); Supplemento al Buon uso della Logica in materia di Religione, Ibidem, 1788 in 2 voll; Il Buon uso della Logica in materia di Religione con nuove aggiunte dell’autore, Ibidem, 1789, 6 voll. (III° ed.); Il Buon uso della Logica in materia di Religione. Appendice, Roma, nella Stamperia Salomoni, 1805, 2 voll. (IV° ed.);// Il Buon uso della Logica in materia di Religione. Quarta edizione con aggiunte dello stesso autore, Roma, nella Stamperia dell’Accademia, 1807, 10 voll. (V° ed.); Il Buon uso della Logica in materia di Religione del Canonico Alfonso Muzzarelli Teologo della Sagra penitenzieria o censore dell’Academia di Religione Cattolica. Quinta edizione con aggiunte dello stesso autore,// Firenze, presso Attilio Tofani, 1821-1823 in 12° 11 voll. (VI° ed.); Il buon uso della Logica in materia di Religione. Sesta edizione arricchita con alcuni opuscoli inediti dello stesso autore, Milano, per Giovanni Silvestri, 1840 in 8°, 8 voll. (VII° ed.)
  • Istruzione pratica alla divozione al S. Cuore di Gesù per ottenere la vera converione del cuore e un vero fervore nella suddetta devozione, Ferrara, per gli Eredi di Giuseppe Rinaldi, 1786 o Ferrara, dalla tipografia Bresciani, 1786
  • La Vocazione di S. Luigi Gonzaga, Ferrara, per Francesco Pomatelli, 1789
  • Dominio temporale del Papa: opuscolo del Conte Alfonso Muzzarelli, con Prefazione e note di G. G. N. Prete della Badia di San Rufillo, S.I. 1789
  • Lettera a Sofia intorno alla setta dominante nel nostro tempo, Fuligno, presso Giovanni Tomassini, 1790
  • Lettera amichevole all’ ab. Gio. Vincenzo Bolgeni, Giovanni Tomassini, 1790
  • Dell’obbligo de’ Pastori in tempo di persecuzione per servire di Apologia alla generosa fermezza dei zelanti Pastori della Chiesa Gallicana in questi tempo, in Fuligno, per Giovanni Tomassini, 1791
  • Del motivo formale, specifico, e primario dell’atto di carità perfetta. Opuscolo del Conte Canonico Alfonso Muzzarelli, Ferrara, Presso gli Eredi di Giuseppe Rinaldi, 1791
  • L’anno mariano o sia l’anno santificato ad onore della Beata Vergine Maria del Conte Canonico Alfonso Muzzarelli. Dedicato alla Regina degli Angeli, Fuligno, per Gio. Tomassini, 1791
  • Delle cause de’ mali presenti e del timore de mali futuri e suoi rimedi: avviso al Popolo cristiano del Conte Canonico Alfonso Muzzarelli Fuligno, per Giovanni Tomassini, 1792,
  • Risposta ad alcune obbiezionj che potrebbero farsi al opuscolo intitolato Del motivo formale, specifico, e primario dell’atto di carità perfetta del Conte Canonico Alfonso Muzzarelli, Fuligno, per il Tomassini, 1791
  • Della vanità del lusso del vestire moderno, Fuligno, Gio. Tomassini, 1794
  • Esame critico delle principali feste di Maria Santissima del Conte Canonico Alfonso Muzzarelli, Fuligno per Giovanni Tomassini, 1794
  • Riflessioni sopra una festa patriotica più volte celebrata in alcune città catoliche dell’Italia - pp. 301-402 de: Supplemento al Giornale ecclesiastico di Roma dell’anno 1797
  • Il buon uso delle vacanze proposto a giovani scolari da un Sacerdote della Compagnia di Gesù, Parma, dalla Stamper. Carmignani, 1797,
  • Gian Jacopo Rousseau accusator de’ novi filosofi, Assisi, Ottavio Sgariglia, 1798
  • Quesito proposto ai detentori cattolici dei Beni Ecclesiastici, comprati dalla republica Cisalpina senza il beneplacito apostolico, Ferrara, Francesco Pomatelli, 1799
  • La Catolica Religione difesa contro i semidotti del secolo XVIII, con l’autorità dei dotti d’ogni secolo, Venezia, s.a.
  • Operette inedite scritte nel periodo dell’italica persecuzione, in Fuligno, nell’Imper. e Vescov. Stamp. di Gio. Tomassini, 1800
  • Il Carnevale santificato dai divoti di Maria colla memoria di suoi dolori ec., Parma, Carmignani, 1801
  • Per la festa di S. Pietro Apostolo. Sermone., Parma, dalla stamperia Carmi., 1803
  • Sermoni, per Giovanni Tommassini, 1804
  • Observationes super adnotationibus R.P.D. Promotoris Fidei, Romae, apud Lazarinum R.C.A. Typographum, 1805
  • Breve notizia della solenne beatificazione del ven. Servi di Dio Francesco di Geronimo, Sacerdote Professo della Compagnia di Gesù eseguita nell’augusto tempio di S. Pietro in Vaticano nel giorno undici di Maggio MDCCCVI, Roma, nella Stamperia Cracas.
  • Raccolta di avvenimenti singolari e documenti autentici spettanti alla vita del B. Francesco di Geronimo sacerdote professo della Compagnia di Gesù estratta dai processi per opera del Canonico Conte Alfonso Muzzarelli postulatore della causa del suddetto Beato, Roma, nella Stamperia Pagliari, 1806.
  • Riflessioni sulle tribolazioni della Chiesa del Canonico Alfonso Muzzarelli, Teologo della Sacra Penitenzeria e Censore dell’Accademia di Religione Cattolica, Girgenti, Stamperia provinciale-commerciale Salvatore Montes, 1806
  • Dissertazione intorno alle regole da osservarsi per parlare, e scrivere con esattezza e con proprietà su la divozione e sul culto dovuto al Santissimo Cuore di Gesù Cristo, Roma, presso Antonio Fulgoni, 1806
  • Novena in apparecchio alla festa del SS: Cuore di Gesù Cristo, //Roma, presso Antonio Fulgoni, 1806
  • Il tesoro nascosto nel Sacro Cuore di Maria SSma o sia motivi particolari della divozione al Sacro Cuor di Maria proposti ai fedeli dal Canonico Alfonso Muzzarelli teologo della Sacra Penitenzeria,// Roma, presso Antonio Fulgoni, 1806
  • Il Cuor di Maria proposto a considerarsi in dieci Meditazioni da servire per la novena e sua festa, compendiate dall’autore della Novena Grande per l’uso delle Chiese. Colla giunta della maniera di onorare il Cuor di Gesù e Maria per le sette ore del giorno insegnata da N.S. a S. Gertrude, Roma, presso Antonio Fulgoni, 1806
  • Novena in apparecchio alla festa del SSmo Cuore di Maria, la quale esse alla luce dopo il Decreto della sagra Congregazione de’ Riti con cui viene approvata detta festa col rito di doppio maggiore a tutti quelli che la domandano. Si propone il sagro Cuore di Maria come specchio di tutte le virtù le più pure e sante alle persone sopra tutto amanti della cristiana e religiosa perfezione, Roma, presso Antonio Fulgoni, 1806
  • Alphonsi Muzzarelli, sacrae poenitentierie theologi dissertationes sceltae, Romae, apud Antonium Fulgonium, 1807
  • Dodici fatti dell’Istoria sacra espressi in altrettanti sonetti dal Sig. Abate Muzzarelli Teologo della S. Penitenzeria, Ferrara, presso i Socj Bianchi e Neri della Stamp. Del Seminario, 1807
  • Poemetto e Rime Varie del Canonico Alfonso Muzzarelli, Roma, nella Stamperia dell’Academia di Religione Cattolica, Impressore Bernardino Olivieri, 1808
  • Annotationes ad secundam partem relactionis lectae in convent gallicanu anno 1682 per D. de Choiseul Praslin episcopum et elucubrate per D. Bossuet episcopum juxta novissimama edizionem anni 1811, s. l.et a.
  • Propositio. Romanus Pontifex veluti caput supremum ecclesiae et fons universae ecclesiasticae disciplinae jus habet et institutione divina sui primatus in creationem et maxime in confirmationem omnium e singulorum episcopo rum, ita ut corecusante et contradicente, nemo haberi possit, pro legitimo episcopo in Ecclesia catolica, neque unquam pacifè pro tali in eo caso habitus quisquam fuerit, s. l. et a.
  • Primato e infallibilità del papa, 1811
  • Observation sur les élection capitulaires, s.l. et a.
  • De auctoritate Romani Pontificis in conciliis generali bus opus posthumum R. P. Alphonsi Muzzarelli, Societati Jesu, post suppressionem usque Paulo ante gloriosam Restitutionem Societatis, Scriptoris Canonici, Sacrae Penitentieriae Theologi, Censoris Academiae Religionis catholicae, Gandavi, Typis bernardi poelman, s. a.
  • Della civile giurisdizione ed influenza sul governo Temporale esercitata dai Romani Pontefici incominciando dall’Impero di Costantino sino alla donazione di Pippino Re dei Franchi, opera posthuma del Canonico D. Alfonso Muzzarelli, Teologo della Sacra Penitenzeria, Roma, nella Stamperia dell’Accademia presso Bernardino Olivieri, 1816
  • Exposition de la conduite tenue par le clergé de France, par rapport à l’acceptation des decrets de discipline du concile de Trente, par Muzzarelli. Lyon, M. P. Rusand, 1825
  • Argument démostratif de l’infallibilité du pape, et difficultè a proposer à ceux qui soustienent que les décrets des souverains Pontifes concernant la foi ne sont pas irréformables, deux opuscules latins inédits, Avignon, 1827

Fonti

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  • Bozoli G. M., Muzzarelli Alfonso in Biografia degli italiani illustri, De Tipaldo E. (a cura di), Vol. I, Venezia, Tipografia di Alvisopoli, 1834, pp. 85-87
  • Degli Autori composto già' per uso dell’enciclopedia metodica dal celebre Sig. Can.° Bergier tradotto in italiano, corretto ed accresciuto Dal P. D. Clemente Biagi, Bergier N. S. e Biagi C. (a cura di), Vol X, Firenze, Giuseppe di Giovanni Pagani, 1821, p. 214
  • Finetti F., Orazione e tributi poetici alla memoria del chiarissimo sacerdote Alfonso Muzzarelli ferrarese nelle sue solenni esequie celebrate nella chiesa del Gesù il giorno primo luglio 1813, Ferrara, socj Bianchi e Negri al Seminario, 1813 poi in Finetti F., Panegirici e discorsi sacri editi ed inediti del Rev. Padre Francesco Finetti della Compagnia di Gesù, 2 vol., Roma, Tipografia Gismondi, 1845
  • Gazzetta Universale, vol. VIII, 1781, p. 865
  • Giornale Ecclesiastico di Roma, vol. III, Roma, nella Stamperia di Giovanni Zempel, 1788
  • Giornale Ecclesiastico di Roma, vol. XII, Roma, nella Stamperia di Vincenzo Poggioli, 1797
  • Lombardi A., Storia della letteratura italiana nel secolo XVIII, vol. I, Modena, La Tipografia Camerale, 1827
  • Moroni G., Muzzarelli Alfonso in Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S.Pietro sino ai giorni nostri, vol. XLVII,Venezia, Tipografia Emiliana, 1847, pp.152-153
  • Notice de la vie et des Ècrits d’Alphonse Muzzarelli, in “Le Nouveau Conservateur Belge”, vol. VIII, Louvain, Vanlinthout et Vandenzande, 1833, pp. 127-135
  • Notice sur Alphonse Muzzarelli, in “L’Ami de la Religion et du Roi”, vol. XXX, 1821, Paris, Andrien Le Clere, pp. 43-48
  • Nouvelles Ecclésiastiques in “L’Ami de la Religion et du Roi”, vol. II, 1814, Paris, Andrien Le Clere, pp. 216-218
  • Pochini A., Nuovo Elogio del Canonico Conte Alfonso Muzzarelli ferrarese in cui si contengono le più rilevanti notizie intorno alla sua vita e a’ suoi scritti, in Muzzarelli A., L’Emilio disingannato, Venezia, Tipografia Gattei, 1828, pp. XI-LXX
  • Supplément a la notice de Muzzarelli in “Le Nouveau Conservateur Belge”, vol. VIII, 1833, Louvain, Vanlinthout et Vandenzande, pp. 565-567
  • Voce Muzzarelli Alfonso in Dizionario Enciclopedico della teologia, della storia della Chiesa Degli Autori composto già' per uso dell’enciclopedia metodica dal celebre Sig. Can.° Bergier tradotto in italiano, corretto ed accresciuto Dal P. D. Clemente Biagi, Bergier N. S. e Biagi C. (a cura di), vol X, Firenze, Giuseppe di Giovanni Pagani, 1821, p. 214
  • Voce Muzzarelli Alphonse in Biographie Universelle ancienne et moderne, Michaud (a cura di) vol. XXX, Paris, Michaud Libraire-Èditeur, 1821
  • Voce Muzzarelli Alphonse in La France Littéraire, Quérard J.M. (a cura di), vol. VI, Firmin Didot Frères, Fils rt Cie Èditeurs, 1834, pp. 375-376

Bibliografia

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  • Elena Brambilla, Società ecclesiastica e società civile: aspetti della formazione del Clero dal Cinquecento alla Restaurazione, in “Società e storia”, IV, 1981, pp. 299-366
  • Marina Caffiero, La nuova era. Miti e profezie dell’Italia in rivoluzione, Genova, Marietti, 1991
  • Jacques Carreyre, Muzzarelli Alphonse, in Dictionnaire de Théologie Catholique, Vacant A., Mangenot E. e Amann É. (a cura di), vol. X, Paris, Librairie Letouzey et Ané, 1929, pp. 2584-2585
  • Cattolicesimo e lumi nel Settecento italiano, Rosa M. (a cura di), Roma, Herder, 1981
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  • Carlo Fantappiè, Riforme ecclesiastiche e resistenze sociali: la sperimentazione istituzionale nella diocesi di Prato alla fine del'antico regime, Bologna, Il Mulino, 1986
  • I pontificati di Pio VI e Pio VII, Mengozzi M. (a cura di), Cesena, STILGRAF, 2000
  • La Chiesa nell’epoca dell’assolutismo e dell’illuminismo, Müller W., Aldea Q., Beckmann J., Cognet L., Corish P. J., Köhler O., Raab H., Schneider B.,e Stasiewski B. (a cura di), in Storia della Chiesa diretta da Jedin H., vol. VII, Milano, JakaBook, 2007, p. 69
  • Antonio Mariscotti,I gesuiti a Ferrara dopo la soppressione della Compagnia di Gesù secondo una memoria inedita del Mariscotti (I e II Parte), in “La Civiltà Cattolica”, 90, 1939, vol. I, pp. 239- 250 e pp. 347- 360
  • Giuseppe Mellinato, voce Muzzarelli Alphonse in Dictionnaire de Spiritualité Ascétique et Mystique, doctrine et histoire, J. de Guibert, Ferdinand Cavallera, Marcel Viller (a cura di), vol. X, Paris, Beauchesne et ses fils, 1980, pp. 1858-1860
  • Giuseppe Mellinato, Alfonso Muzzarelli, teologo tra fine Settecento e restaurazione, in “Ricerche di storia sociale e religiosa”, XXI, 1992, fasc. 42, pp. 25-36
  • Giuseppe Mellinato, Muzzarelli Alfonso, in Diccionario Histórico de la compañía de Jesús, Charles E. O’Neil S.I. e Joaquín M.a Domínguez (a cura di), vol. 3, Madrid, Univ. Pontifica Comillas, 2001, pp. 2789-2790
  • Luigi Mezzadri, Paola Vismara, La Chiesa tra Rinascimento e Illuminismo, Roma, Città Nuova, 2006
  • Giuseppe Pignatelli, Aspetti della propaganda cattolica a Roma da Pio VI a Leone XII, Roma, Istituto per la Storia del Risorgimento italiano, 1974
  • Alfonso Prandi, Religiosità e cultura nel ‘700 italiano, Bologna, Il Mulino, 1966
  • Mario Rosa, Politica e religione nel ‘700 europeo, Firenze, Sansoni, 1974
  • Franco Venturi, Settecento Riformatore, vol. II, Torino, Einaudi, 1976

Article written by Marco Ranica | Ereticopedia.org © 2013

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]