Panzacchi, Alessandro

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Alessandro Panzacchi è stato un merciaio del XVI sec., perseguitato e condannato a morte dall'Inquisizione.

Membro di una ricca famiglia bolognese, tradizionalmente dedita al notariato - anche suo padre Cesare era un notaio - non seguì le orme paterne, ma si dedicò a diversi viaggi in gioventù, facendo il soldato a Verona e a Venezia e l'agente di vari cittadini bolognesi a Milano, Pavia e Firenze. A Verona conobbe la moglie Isabella Bonzetti, grazie alla cui dote aprì una merceria a Bologna. Quando fu incarcerato per eresia nel dicembre 1566 le sue condizioni economiche erano floride, anche grazie all'eredità paterna. Processato dal Sant'Uffizio bolognese, nel gennaio 1566 si sottomise all'abiura, ma nel mese di marzo fu di nuovo incarcerato dopo che l'inquisitore Antonio Balducci scoprì che le sue confessioni erano state incomplete e reticenti su molti fatti e complici. Sottoposto a tortura, cedette e fece i nomi di tutti i complici. Condannato a morte come relapso fu impiccato e bruciato in piazza il 7 ottobre 1567, insieme a un altro eretico, Giorgio da Udine.

Bibliografia

  • Antonio Battistella, Il S. Officio e la riforma religiosa in Bologna, Zanichelli, Bologna 1905, p. 99.
  • Guido Dall'Olio, Eretici e inquisitori nella Bologna del Cinquecento, Istituto per la storia di Bologna, Bologna 1999, ad indicem, in part. pp. 326-330.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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