Mainardi, Agostino

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

Agostino Mainardi o Mainardo (Caraglio, Saluzzo, 1482 – Chiavenna, 31 luglio 1563) è stato un ecclesiastico appartenente all'ordine dei canonici regolari lateranensi, passato alla Riforma e divenuto teologo e pastore protestante.

Biografia

Entrato giovanissimo nell'ordine agostiniano, tra il 1509 e il 1513 ricoprì alcuni incarichi, come «cursore» e «maestro» presso il convento e lo Studio conventuale di Firenze, dove nel 1513 ottenne il grado di magister sacrae theologiae. Nel 1515 fu nominato rettore dello Studio del convento di Sant'Agostino di Pavia. Nel 1518-19 fu provinciale dell'ordine in Lombardia. Fu quindi a Roma (1519), Siena (1521) e Firenze (1523). Nel 1525 gli fu intimato dal Generale dell’ordine di astenersi dal proferire nella sua predicazione proposizioni inclini al luteranesimo. Nel 1526 fu trasferito a Genova. Tra il 1533 e il 1539 intrattenne relazioni epistolari ed ebbe modo di maturare nella sua conversione dottrinaria grazie all’amicizia di Celio Secondo Curione, dei confratelli Giulio Della Rovere, Ortensio Lando e Ambrogio Cavalli, tutti dislocati geograficamente nella provincia lombarda dell’ordine.
Tra il 1538 e il 1540 ebbe modo di predicare i quaresimali a Roma, Pavia e Venezia, con il beneplacito del vicario generale Giovanni Antonio da Chieti, conquistando alla Riforma anche due fratelli appartenenti ad una famiglia del patriziato veneziano, Girolamo e Filippo Marcello.
Sospettato di luteranesimo per le sue prediche sin dagli anni venti, la situazione per lui precipitò alla fine degli anni trenta, e soprattutto a causa della sua predicazione a Venezia nel 1540 e a Milano nel 1541, ormai orientata al proselitismo protestante.
Messo alle strette, alla fine del 1541 fuggì prima a Tirano poi a Chiavenna, dove, dopo alcuni anni precari e incerti, fu pastore della locale comunità riformata dal 1545 sino alla morte.
Riformato "ortodosso" si scontrò con diversi eretici radicali: celebre è in particolare la sua disputa con Camillo Renato. I suoi rapporti con Francesco Negri, che pure fu suo coadiutore nel 1545, furono altalenanti.
Nell'ambito di tali dispute, nel 1547 compose una confessione di fede in 20 articoli, approvata dal sinodo retico.

Opere

Bibliografia

Article written by Daniele Santarelli & Vincenzo Vozza | Ereticopedia.org © 2013

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]