Boasio, Agostino

Agostino Boasio (Varazze, 1530 ca. - Londra 1570) è stato un mercante ed eretico genovese, perseguitato dall'Inquisizione spagnola.

Biografia

Il suo è il curioso caso di un mercante genovese eretico accanitamente perseguitato dall'Inquisizione spagnola prima nel Nuovo Mondo quindi nel Vecchio Continente, ma anche guardato con sospetto e poco gradito dall'ortodossia riformata.

Trasferitosi in giovane età a Cadice si avvicinò a un gruppo di calvinisti francesi emigrati in Spagna. Nel 1556 si imbarcò per il Messico. Arrestato nell'agosto 1558 a Zacatecas, dove operava presso le locali miniere d'argento, fu dopo varie vicissitudini giudicato a Città del Messico, dove fu condannato a una pubblica abiura nel corso di un autodafé e a portare il sambenito, nonché a scontare il carcere perpetuo in Spagna. Imbarcato per Siviglia, riuscì avventurosamente a fuggire durante una sosta al largo delle Azzorre. Aiutato da Belchior Vaz de Azevedo, converso portoghese conosciuto a Cadice, agente di Antonio di Borbone re di Navarra, passò dal Portogallo alla Francia, servendo il re di Navarra, e quindi ad Anversa, dove la sua presenza è attestata nel 1563. Nell'ottobre di quell'anno fu arrestato dalle autorità cittadine, ma assolto nel gennaio 1564. Dopodiché, dopo un breve passaggio in Frisia, Boasio si trasferì a Londra, integrandosi tra gli italiani e i francesi emigrati religionis causa. Il suo appoggio ad Antonio del Corro, implicato in una aspra disputa con la Chiesa calvinista francese e il rifiuto di firmare la Confessione di fede di quest'ultima del 1569 gli costarono tuttavia l'emarginazione anche negli ambienti riformati. Morì nel 1570.

A partire dalla sua fuga al largo delle Azzorre nel 1560, Boasio fu tallonato dall'Inquisizione spagnola, che raccolse informazioni dettagliate sui suoi spostamenti nella speranza di riacciuffarlo in qualche modo prima o poi. Lo stesso Filippo II fu indotto a fare veementi pressioni sulle autorità di Anversa, sottoposte all'obbedienza al re di Spagna ma dotate di ampie autonomie e privilegi, per ottenere la condanna e l'estradizione di Boasio.

Durante il primo processo messicano Boasio confessò di non credere nel Purgatorio e nel peccato originale e fu incriminato per aver diffuso il Trattato della divina misericordia di Girolamo Savonarola e per il possesso del Dialogo de Mercurio y Carón e del Dialogo de Lactancio y un arcediano di Alfonso de Valdés. Durante il suo soggiorno ad Anversa fu accusato dall'Inquisizione spagnola di voler diffondere il Nuovo testamento tradotto in castigliano da Casiodoro de Reina e il Dialogo del Ricamati di Jacopo Aconcio.

Una vivida testimonianza sulla sua vicenda umana fino alla sua fuga al largo delle Azzorre è costituita dal diario di viaggio del marinaio inglese Robert Tompson, che fu suo compagno di carcere e di autodafé a Città del Messico, nonché imbarcato anch'egli a forza con Boasio alla volta della Spagna dopo l'autodafé.

Bibliografia

  • Luigi Firpo, La Chiesa italiana di Londra nel Cinquecento e i suoi rapporti con Ginevra, in Id., Scritti sulla Riforma in Italia, Prismi, Napoli 1996, pp. 117-194
  • Stefania Pastore, Boasio, Agostino, in DSI, vol. 1, pp. 203-04

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]