Malatesta, Agata

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Agata Malatesta è stata una donna inquisita per eresia dall'Inquisizione di Ancona nel 1610-11.

Moglie di un conciatore, che assisteva in bottega, era in grado di leggere.
Nel luglio 1610 si presentò spontaneamente all'Inquisitore di Ancona Arcangelo Calbetti (che il 15 luglio inviò una lettera per riferirne al commissario generale del Sant'Uffizio, Stefano de Vicariis). Negò la divinità di Gesù Cristo, il culto delle immagini e il dogma della transustanziazione, spingendosi fino ad affermare "che non bisognarebbe che ci fusse Dio, che all’hora non ci sarebbe Inferno, né Purgatorio, et altre cose simili". Il trattamento nei confronti della donna, ritenuta debole di mente, fu mite. Fu affidata a un confessore e richiesta di fornire maggiori spiegazioni su come e dove avesse maturato tali opinioni ereticali. La donna disse di aver frequentato gli ebrei del ghetto di Ancona, mostrando ammirazione per la loro religione. Da quanto risulta dalla documentazione sul suo caso, la donna pareva esser giunta a professare una sorta di razionalismo ante litteram. Del caso della donna si occupò quindi l'inquisitore Giovanni Maria Fiorini, successore del Calbetti, di fronte al quale la donna comparve, ormai pentita, nell'agosto 1611, affermandogli, tra l'altro: "haverei voluto che il mondo fosse stato libero, et che non ci fosse stato Dio, et dicevo tra me stessa che se i Giudei andaranno all’inferno, gli voglio andar anch’io, et haverei voluto che ogn’uno vivesse a suo modo,quanto alle cose della fede, in tutto il mondo".

Bibliografia

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]

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