Abati Cornari

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

Gli Abati Cornari sono tre ricchi prelati, appartenenti alla nobile famiglia dei Corner (citata anche come Cornaro o Cornelio), culturalmente attivi a tra Padova e Venezia dalla prima metà del secolo XVI.

Identificazione

Come abati Cornari compaiono tra i corrispondenti di Francesco Berni, che per primo li identifica in una sua epistola a loro diretta (rispettivamente monsignor di Brescia, monsignor di Carrara e monsignor di Vidor). Il Virgili li voleva fratelli (o fratellastri), figli del cardinal Corner (idest Francesco Corner sr. [Venezia, 1478–Viterbo, 26 settembre 1543], nipote di Caterina Corner, regina di Cipro).
Nello specifico si tratta di:

1. Andrea Corner (Venezia, 18 dicembre 1511 – Roma, 30 gennaio 1551), vescovo di Brescia e successivamente cardinale, nipote – non quindi figlio – del cardinal Francesco Corner sr. Era detto "l'abate nero".
2. L'abate di Carrara San Giorgio. È stato ipotizzato (non è in questo caso semplicissima l'identificazione, viste le troppe omonimie nell'albero genealogico) si tratti di Francesco Corner, figlio di Francesco sr. Era detto "l'abate rosso".
3. Marco Corner, abate di Vidor, da non confondersi con l'omonimo cardinal Marco Corner (1482-1524), fratello di Francesco sr. Era detto "l'abate bianco".

Il “circolo dei Corner” e la letteratura eterodossa

Gli abati erano noti alle cronache per i loro interessi verso correnti letterarie eterodosse, o comunque eversive, nei confronti del purismo trecentesco, in voga in quegli anni; e ciò si può evincere dalla cerchia delle loro amicizie.
Tra i loro amici figuravano, all'inizio degli anni trenta, personalità quali Francesco Berni (che dedica loro il capitolo Alli signori abati) e Bernardo Tasso (che dedica agli abati il componimento Per li tre Abati Cornelii, Amori I, 132).
Gli abati Cornari sono, inoltre, noti per aver preso parte alla controversa polemica, risalente al 1531, tra Pietro Bembo e il giovane Antonio Brocardo – in difesa di quest'ultimo – e compaiono più volte nominati negli epistolari di Bernardo Tasso e Pietro Aretino. Sono poi protagonisti di un gruppo di nove sonetti trasmessici dal codice Marc. It. XI 66 (Biblioteca Nazionale Marciana, Venezia), in cui vengono chiamati in causa come patroni della fazione brocardiana. All'interno dei sonetti – in verità per molti versi oscuri – vi sono forti allusioni a pratiche omosessuali nella fazione appoggiata dai Corner. È dimostrato, inoltre, che gli abati conoscessero la cosiddetta lingua zerga, alias il furbesco rinascimentale, lingua criptata utilizzata da vagabondi, furfanti e prostitute.
Anche fuor dai tre abati, la famiglia Corner si dimostra sempre vicina al mondo rustico e popolare. Si pensi alla vicinanza tra Alvise Corner e Ruzante, e in particolar modo alle Tre orazioni, una delle quali è dedicata a Francesco sr.
Si può arrivare a parlare, quindi, di un vero e proprio circolo dei Corner, in cui e i giovani abati, e altri esponenti della loro famiglia, si dilettavano a riunire gli esponenti di forme letterarie irregolari per gli standard dell'epoca.

Bibliografia

  • AA. VV., Lettere volgari di diversi nobilissimi uomini, Libro Primo, Venezia, [eredi di Aldo Manuzio il vecchio], 1546, cc. 108v-109r
  • Angelo Beolco, Tre orationi di Ruzante recitate in lingua rustica alli illustriss. signori cardinali Cornari, Venetia, Appresso Bartholomeo Cesano, 1551
  • Antonello Fabio Caterino, Nuovi documenti aretiniani in conclusione della polemica con Brocardo in «Diacritica», I, fasc. 2 (25 aprile 2015), pp. 13-19
  • Antonello Fabio Caterino, «Vedo il male e non lo posso schivare»: Le rime di Antonio Brocardo tra classicismi e polemiche, tesi di dottorato, Università della Calabria-Université de Lausanne, a.a. 2014-2015
  • Antonello Fabio Caterino, «Casa Cornar» o «ponte Sisto»? Gli Abati Cornari a partire dalle Lettere volgari di diversi, in Archilet, Per uno studio delle corrispondenze letterarie di età contemporanea, a c. di Clizia Carminati, Paolo Procaccioli, Emilio Russo, Corrado Viola, Edizioni Quiedit, Verona 2016
  • Giovanni Ferroni, Dulces lusus. Lirica pastorale e libri di poesia nel Cinquecento, Edizioni dell’Orso, Alessandria 2012
  • Danilo Romei (a cura di), Scritti di Pietro Aretino nel Codice Marciano It. XI 66 (=6730), Franco Cesati, Firenze 1987
  • Danilo Romei, Pietro Aretino tra Bembo e Brocardo (e Bernardo Tasso), in Angelo Romano-Paolo Procaccioli (a cura di), Studi sul rinascimento italiano, Italian renaissance studies, in memoria di Giovanni Aquilecchia, Vecchiarelli, Manziana 2005, pp. 148-57
  • Antonio Virgili, Francesco Berni, Successori Le Monnier, Firenze 1881

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Article written by Antonello Fabio Caterino | Ereticopedia.org © 2016

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]